Il lavoro manuale nelle scuole Steineriane Waldorf.

E NEL CORSO TRIENNALE DI FORMAZIONE PER INSEGNANTI STEINERIANI

Il corso triennale di formazione in pedagogia Steiner-Waldorf, per insegnanti, ha lo scopo di favorire, da un lato, l’acquisizione di conoscenze di base dell’essere umano e del suo sviluppo attraverso lo studio dei testi fondamentali di pedagogia e dall’altro, la formazione di facoltà atte a dare fondamento interiore all’azione educativa.

Durante il triennio, speciale importanza viene data alle attività pratiche, artistiche e manuali.

Soprattutto il lavoro manuale, le abilità manuali, il collegamento con un creare artistico, risulta il compito specifico per l’età scolare e per il quale il futuro insegnante viene guidato ad esercitarsi.

Nel periodo della scuola dell’obbligo, infatti, mediante il lavoro manuale vengono risvegliate e coltivate le capacità dei singoli, ma la connessione tra abilità manuale ed elasticità di pensiero, porta i suoi frutti anche per il futuro della società.

La strada maestra dell’educazione è condurre il bambino dal gioco, attraverso la bellezza, al vero e proprio lavoro!

Durante il secondo 2° settennio l’educatore, l’insegnante, si trova ad agire soprattutto nel sistema ritmico del bambino e ciò che opera sul sistema ritmico, ovvero sulla respirazione e sulla circolazione del sangue, è l’attività artistica e manuale e questa, a sua volta, poggiando sull’esercizio, sulla ripetizione, sulla gioia di fare, favorisce la formazione della volontà e pone le basi per orientare l’intelletto verso lo spirito.

l lavori manuali passano attraverso mani curate, i colori splendenti dei materiali rallegrano cuore e sensi, si attivano le forze del cuore che appartengono al petto dell’uomo, che scorrono nel respiro e nel sangue; sono forze d’amore che vengono risvegliate nel bambino che fluiscono nella sfera del volere e del pensare: il bambino viene educato nella sua interezza.

L’esercizio della motricità fine risulta così essere di importanza decisiva per lo sviluppo dell’intelligenza del bambino, per lo sviluppo del pensiero logico in grado di esprimere giudizi.

“(…) Se si riconosce il fatto che il nostro intelletto non viene costruito per il fatto di impartire da subito al bambino un’istruzione intellettuale, ma se si sa invece che qualcuno che muova le dita in maniera maldestra, avrà anche un intelletto maldestro e dei pensieri e delle idee poco duttili (…)” R. Steiner.

E’ questo un punto che tratta qualcosa di totalmente nuovo, la pedagogia antroposofica non è una teoria ma deve diventare prassi pedagogica, mediante la fine abilità manuale che agisce sul sentimento, deve poter risvegliare la volontà ed il pensiero, l’uomo nella sua totalità.

“(…) Di questo bisogna tenere conto specialmente oggi in un tempo in cui, dominanti il consumismo ed una vita frenetica, la maggior parte degli uomini non sa ricucirsi un bottone dei pantaloni, se si è staccato (…). Con ciò mi esprimo in un modo un po’ paradossale ed estremo ma non si è uomini nel senso vero della parola se all’occasione non si sa attaccare un bottone, rammendare un calzino, riparare una scarpa (…) se non si è in grado di usare le proprie mani con una certa abilità per sbrigare le cose pratiche (…)” R. Steiner.

Il futuro insegnante, l’educatore in genere, durante il triennio di formazione, sperimenta attraverso i lavori manuali che gli vengono proposti, come pian piano le mani diventano sempre più abili e proprio il “meno competente” può sentire le difficoltà che possono presentarsi al bambino quando “perde una maglia”, “fa un buco”, “sbaglia un punto” …, e ricorre all’aiuto della maestra.

Il corsista, partendo dai primi elementi di base del lavoro manuale morbido, viene portato ad eseguire quei lavori inerenti allo sviluppo evolutivo del bambino in età scolare ed in collegamento anche con le materie didattiche di insegnamento.

Dopo i vari lavori iniziali, relativi al bambino delle prime classi elementari, al bambino di 6,7,8 anni dopo aver acquisito una “certa competenza” con il lavoro ai ferri e con il cucito, al seminarista viene proposto la creazione del cappello che nelle scuole steineriane si porta in 3° classe.

A nove anni il bambino sta vivendo il “passaggio del Rubicone”, sta vivendo un particolare momento evolutivo, si sente smarrito, ha paura, cerca protezione e la strada “giusta”.

Le materie d’insegnamento della 3° classe, peculiare il racconto del vecchio testamento, aiutano proprio il bambino in questa fase di crescita e sviluppo.

Il cappello è una “forma di protezione” proposta al bambino: la maestra lo guida a prendere le misure del capo e poi tutti i bambini lo fanno, l’uno all’altro e fanno un “disegno del cappello”; il bambino è diventato abile con i ferri, ha esercitato a lungo la maglia legaccio, può ora imparare la “maglia a rovescio” poiché comincia ora a sentire ciò che è dentro e ciò che è fuori, comincia a riconoscere sé dagli altri e/o dall’adulto che gli è di fronte, può ora imparare a fare le “riduzioni”.

L’insegnante lo aiuta con delicatezza nella scelta del colore del cappello che parte dalla luce intorno agli occhi e al volto e procede gradualmente con le tonalità più scure verso il buio, verso la chiusura sul capo.

L’esperienza che il bambino fa è di piena soddisfazione e gioia e di fiducia in se stesso ed indosserà fiero il suo cappello.

In fatto di lavoro manuale, di abilità manuale, Steiner dà molta importanza proprio al lavoro con i ferri che lui stesso ha molto praticato da bambino: maglia dopo maglia si crea un tessuto, maglia dopo maglia si tesse un pensiero sempre più ordinato e logico.

E ancora Steiner ritiene fondamentale che i lavori da far fare ai bambini abbiano un senso, uno scopo utile e che rispecchino cura e bellezza e abolisce tutti quei lavoretti in carta o altro, che a nulla servono nella vita reale, se non a impolverarsi su una mensola… “Metti le ali alla forza della tua anima e delle tue mani, se permetti allo spirito di lavorare in te”. (R.Steiner)

Testo a cura della M.tra Anna Milizia

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